Grandi infrastrutture e sviluppo del Paese

Elio Luzi: complessità e ironia
Progettare la rigenerazione urbana

Grandi infrastrutture e sviluppo del Paese

Premesse

La necessità di una riflessione sulle infrastrutture è emersa già in occasione del congresso nazionale dell’Inarch dell’aprile 2018, quando Aldo Bonomi ha evidenziato con forza la centralità del rapporto fra “flussi e luoghi”, ovvero fra infrastrutture e architettura.

Infrastrutture per l’interconnessione e la difesa del territorio

Mai come oggi il tema delle reti infrastrutturali torna ad essere centrale: non solo per sostenere le trasformazioni indotte dalla globalizzazione, con la sua domanda di interconnessione (vedi Connectography di P.Khanna), ma anche per orientare le politiche di difesa del territorio e di rigenerazione urbana.

Globale e locale: il discorso va portato avanti insieme.

La dimensione globale attiene alle reti di interconnessione dei mercati commerciali internazionali, ai flussi di merci, di persone, di energia, di informazioni; flussi che sempre più legheranno le agglomerazioni urbane, le metropoli del mondo, le “città stato” su cui convergono risorse, conoscenze e sviluppo demografico. La dimensione locale attiene ai luoghi, ai territori, alle aree interne che esigono difesa idrogeologica, sicurezza, maggiore  accessibilità e maggiore connessione.
Il mondo è già avvolto da un groviglio di reti, di infrastrutture grandi e piccole; reti artificiali che scorrono accanto a quelle naturali (verdi e blu). Domani le reti diventeranno più fitte (la loro distribuzione sarà verosimilmente ineguale, con aree dense e aree deboli), per cui tutta la superficie terrestre sarà una “pelle” artificiale e naturale insieme.
Qual è l’impatto di queste reti in un mondo a rischio di cambiamento climatico? Come progettare queste reti, affinché la loro realizzazione non rappresenti un danno, ma produca invece effetti positivi per l’equilibrio ambientale?  È questo il nodo che lega immediatamente le reti infrastrutturali (alle varie scale) alla dimensione planetaria della questione ambientale.
Il Pianeta ha bisogno di infrastrutture. La Terra, come organismo vivente (Gaia. Lovelock), richiede infrastrutture adeguate, più attente all’ecologia dei sistemi, al loro equilibrio. Le infrastrutture dovranno inserirsi in un mondo fragile, dovranno renderlo non solo più competitivo e interconnesso, ma anche più resistente e sicuro. È  il tema della mitigazione e dell’adattamento, un tema trasversale che riguarda il cambiamento socio-economico e quello climatico. È rispetto a questo duplice scenario che vanno valutate le politiche infrastrutturali.

Questa problematica interessa le infrastrutture di nuova realizzazione, ma necessariamente anche quelle esistenti, le opere incompiute, dismesse, abbandonate.
È  dunque indispensabile una maggiore capacità di programmazione e di controllo degli investimenti, procedure più efficaci e progettazioni più attente, in grado di incorporare le compensazioni ambientali.

L’Italia esprime una grande domanda di infrastrutture per competere, per restare legata all’Europa e ai mercati globali (a partire dalla Via della Seta); nello stesso tempo, per la sua tenuta, non può non affrontare il tema della fragilità del suo territorio, della sua accessibilità, dell’efficienza delle città, del rischio ambientale che incombe.
Per le infrastrutture deve aprirsi dunque una fase del tutto nuova che richiede impegno, responsabilità e innovazione tecnologica anzitutto nella definizione dei piani di intervento, diversi eppure tutti interrelati.

Ambiente

La questione ambientale, il cambiamento climatico, il dissesto idrogeologico, l’inquinamento dei suoli e delle acque richiedono infrastrutture appropriate, opere di manutenzione del territorio e interventi mirati ad abbattere le emissioni di gas serra, trasferendo il traffico delle merci dalla gomma alle reti ferroviarie e alle rotte marittime; opere di adeguamento delle città e dei territori, tecnologie per ridurre i consumi energetici e impianti per la produzione di energia rinnovabile; opere di bonifica, di risanamento ambientale, di riforestazione.
Grandi opere, dunque, ma anche una pluralità di opere minori diffuse sul territorio.

Sviluppo 

Le infrastrutture sostengono lo sviluppo, la crescita, l’occupazione. E’ indispensabile che gli investimenti si leghino alle politiche industriali e agricole, che affrontino il tema dello squilibrio infrastrutturale del Mezzogiorno. Infrastrutture a supporto delle aree industriali, di quelle in crisi già radicate sul territorio e di quelle di nuova formazione legate all’innovazione e alla promozione di zone economiche speciali (ZES).

Connettività

Lo sviluppo è legato alla connettività, esige una realtà interconnessa da reti telematiche e reti infrastrutturali. Una connettività intermodale legata alla logistica del trasporto delle merci e delle persone. Esistono la reti globali oggi sempre più influenzate dalla politica di espansione dell’Asia e in particolare della Cina (le tante Vie della Seta), da un lato, le reti europee e mediterranee fortemente interrelate alle realtà del Medioriente e dell’Africa, dall’altro, e le reti nazionali e locali dei territori fragili e delle aree interne, dall’altro ancora.
In Italia abbiamo bisogno di grandi opere – la TAV, la connessione ferroviaria Napoli-Bari, il Terzo Valico, la Gronda, l’ammodernamento della ferrovia del Brennero, la connessione ferroviaria al versante tirrenico meridionale (Calabria e Sicilia) – ma anche di interventi sulle reti minori e locali.  Interventi per nuove infrastrutture, ma anche per manutenere e modernizzare il patrimonio infrastrutturale esistente.
Infrastrutture per sostenere lo sviluppo, lo scambio commerciale, la mobilità delle merci e delle persone, l’accessibilità dei territori. Occorrono grandi investimenti e una nuova cultura per il progetto di infrastrutture compatibili con la qualità dell’ambiente e del territorio. Infrastrutture e coesione territoriale saranno al centro della programmazione dei fondi strutturali 2021-27.

Qualità del territorio

Le infrastrutture, secondo la visione dell’Inarch, sono parte del progetto di architettura, costruiscono il paesaggio e danno qualità e forma al territorio. Per questo è necessario un patto tra politica, impresa e progettisti al fine di avviare un processo allargato di rigenerazione dei territori.
Alla sottoscrizione di questo patto l’Inarch ha mirato nelle varie epoche che ha ormai attraversato, ricercando sempre un’alleanza con il settore produttivo nella convinzione che solo da una coniugazione fra cultura del progetto e cultura d’impresa possa scaturire un processo di rilancio del nostro paese.

Con le presenti note si intende dunque cominciare ad avanzare concretamente una proposta di confronto che,  partendo da una considerazione generale sul ruolo delle infrastrutture, sappia poi calarsi nei problemi specifici del nostro paese, offrendo un orientamento per i prossimi anni sicuramente cruciali.