Ponte Morandi: DOPO LA TRAGEDIA, EVITARE LO SCEMPIO

Riqualificazione delle periferie: se la politica volta le spalle
RESTAURARE E REINTEGRARE IL VIADOTTO MORANDI?

Ponte Morandi: DOPO LA TRAGEDIA, EVITARE LO SCEMPIO

Foto: fonte Panorama Credits: PIERO CRUCIATTI/AFP/Getty Images

Comunicato-stampa IN/ARCH sul silenzio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali sulla minacciata demolizione del Ponte Morandi.

 

A un mese di distanza dal crollo del ponte sul Polcevera, siamo stupiti dal silenzio del MiBAC – che ha una Direzione Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane – di fronte alla purtroppo concretissima minaccia di distruzione di un’opera architettonica di grande rilevanza come il viadotto autostradale di Genova progettato da Riccardo Morandi. Una distruzione destinata a portare con sè la demolizione di almeno 150 appartamenti nell’area sottostante questa infrastruttura.
 
Con un comunicato-stampa del 23 agosto u.s. – e poi con una lettera aperta al Ministro dei Trasporti, al Governatore della Liguria e al Sindaco di Genova del 3 settembre u.s. – l’Istituto Nazionale di Architettura (IN/ARCH) ha denunciato questa minaccia e proposto, in alternativa, il consolidamento di quanto resta del viadotto genovese – operazione, della cui fattibilità, numerosi esperti di strutture in cemento armato hanno dato pubblicamente conferma – e l’introduzione, sul sedime della parte collassata, di un nuovo ponte squisitamente contemporaneo.

Un’ipotesi fondata sui criteri metodologici più avanzati in materia di restauro messi a punto nel nostro paese, che fungono da guida agli interventi di salvaguardia dei beni culturali anche a livello internazionale.

Un’ipotesi che garantirebbe semplificazione delle procedure, tempi più rapidi e costi di realizzazione più contenuti e, non ultima, la salvaguardia di un’opera straordinaria, del cui crollo qualcuno ha avuto l’ardire di attribuire la responsabilità non alla cattiva gestione, ma all’insufficiente competenza professionale di Riccardo Morandi.
 
L’IN/ARCH, che da 59 anni è impegnata nella coniugazione di cultura del progetto, cultura d’impresa e cultura istituzionale, sta mettendo a disposizione la sua lunga esperienza al fine di costruire un percorso di progettazione e realizzazione capace partorire una risposta rapida e qualificata alla tragedia del 14 agosto. In questa direzione l’IN/ARCH ha registrato le dichiarazioni di alcuni dei più qualificati ingegneri strutturisti italiani sulla fattibilità del consolidamento delle strutture esistenti del Ponte Morandi.

Forte di queste dichiarazioni, l’IN/ARCH sta dando ulteriore sviluppo alla consultazione, raccogliendo dagli stessi professionisti proposte in ordine alla metodologia di consolidamento ritenuta più idonea da ciascuno di loro, per consentire a chi dovrà procedere alla decisione operativa finale di farlo con la massima consapevolezza, grazie alla disponibilità di un ventaglio di impostazioni tecniche e progettuali.
 
Nel corso del lunghissimo mese trascorso dalla tragedia siamo rimasti in attesa di una parola da parte del MiBAC, responsabile istituzionale della tutela dei Beni Culturali italiani, in difesa di questa testimonianza d’eccellenza della “rivoluzione industriale italiana”.

Oggi, prima che alla tragedia del crollo faccia seguito l’ “esecuzione sommaria” di un’opera insigne – che non è “geneticamente sbagliata”, ma vittima di mancate manutenzioni e insufficienti adeguamenti – l’IN/ARCH fa appello al senso di responsabilità del MiBAC con l’obiettivo di invertire un processo disastroso per la comunità di Genova – che vedrebbe centinaia di cittadini perdere definitivamente le proprie case e attenderebbe per anni il ripristino del sistema della mobilità urbana – e per la storia e la cultura italiane.