Riqualificazione delle periferie: se la politica volta le spalle

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Riqualificazione delle periferie: se la politica volta le spalle

 

RIQUALIFICAZIONE DELLE PERIFERIE: SE LA POLITICA VOLTA LE SPALLE

Il futuro dei 96 progetti e 1.625 interventi che avrebbero coinvolto aree di 326 comuni è nelle mani della Camera dei Deputati, la quale dovrà votare l’emendamento che di fatto nega i fondi per il Bando Periferie.

L’IN/ARCH auspica una mobilitazione nazionale affinché questo “furto con destrezza” non venga compiuto.

Il provvedimento approvato dal Senato, rimandando al 2020 l’efficacia di 96 delle 120 convenzioni firmate dai sindaci e dal Governo Gentiloni, di fatto vanifica un primo coraggioso tentativo di dare concretezza e risorse ai tanti ragionamenti fatti in questi anni sulla rigenerazione delle aree periferiche delle nostre città. Un piano che ha visto impegnate tante amministrazioni comunali nonché schiere di progettisti che, per l’ennesima volta, potrebbero veder vanificato il proprio impegno e non retribuito il loro lavoro.

Se l’emendamento in questione verrà approvato anche alla Camera avremo una definitiva conferma che, al di là delle chiacchiere più o meno accademiche, delle periferie in Italia non importa realmente a nessuno o, quanto meno, che questo problema non è in alcun modo annoverato tra le priorità di chi in questo momento governa il Paese.
Perché la rigenerazione urbana non si fa con i convegni: si fa prima di tutto con gli investimenti pubblici – capaci di attivare anche risorse private aggiuntive – con buoni progetti di architettura, con procedure snelle e con tempi credibili.
Ad essere sepolta una volta per tutte sarebbe altresì qualsiasi forma di credibilità dei patti istituzionali sottoscritti tra Governo e amministrazioni locali: perché i progetti che il decreto Milleproroghe potrebbe annullare sono stati oggetto di formali convenzioni (veri e propri contratti) sottoscritte da sindaci e Presidenza del Consiglio dei ministri, spesso con annesso evento celebrativo. Accordi che rischiano di sparire con quello che l’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) ha definito un vero e proprio “furto con destrezza”.

Vi invitiamo a leggere il testo integrale pubblicato oggi all’interno della rubrica IN/ARCHitettura