L’epifania negata dei beni culturali e il senso di comunità

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L’epifania negata dei beni culturali e il senso di comunità

Il nostro patrimonio ha necessità di essere scoperto, non solo visitato virtualmente. Ma le limitazioni imposte cambiano lo scenario.

L’Italia, paese dei cento campanili, è luogo della diversità e della molteplicità culturale, scrigno di beni culturali sia materiali, sia immateriali. Un ricchissimo patrimonio che, come ci stiamo rendendo conto, ha necessità di essere vissuto, non solo visto, bensì visitato e non solo virtualmente. Il visitare ha una radice profonda: è parte della nostra cultura e della storia dell’arte, è da sempre collegato a un’epifania, all’accadere di un evento e al suo manifestarsi. Pensiamo a Maria, che visita la cugina Elisabetta nella «Visitazione» di Jacopo Pontormo e poi di Bill Viola, oppure all’angelo che visita Maria nell’«Annunciazione» di Beato Angelico. Oggi siamo stati privati dell’epifania, della scoperta di noi stessi al di fuori di noi, di ciò che esprime la visita/visione del bene culturale che abbiamo preservato per noi stessi, per nostra personale memoria e per le generazioni future.

La visita ai monumenti, ai musei, al patrimonio, non può essere solo virtuale. Questa tipologia di fruizione è lacunosa e insufficiente, seppure ora utilissima.

 

Leggi tutto l’articolo di Emma Tagliacollo, segretario di IN/ARCH Lazio, su Il Giornale dell’Architettura