Premi In/Architettura: intervista a Michele Cannatà

Premi In/Architettura: intervista ad Alessandro Melis
Lettera aperta al Ministro Franceschini e al Sindaco di Firenze Nardella

Premi In/Architettura: intervista a Michele Cannatà

I punti di vista della giuria >> Michele Cannatà

Premio In/Architettura 2020 Sicilia e Calabria

Intervista di Alessandro Villari

 

Il tuo studio Cannatà & Fernandes è impegnato ormai da molti anni tra didattica, editoria e progettazione nella città di Porto in Portogallo. Ti sei trasferito in Portogallo ormai da molti anni mantenendo dei forti legami con l’Itala e la tua Calabria con continue incursioni. Che influenza ha esercitato la cultura italiana nei vostri progetti?

Più che cultura italiana mi piace pensare a una idea di cultura mediterranea in cui modernità, contemporaneità e tradizione si incontrano. Certamente la Tendenza, con il recupero della storia come materia del progetto, e le opere e i progetti di Francesco Venezia hanno costituito un riferimento importante.  I nostri primi progetti realizzati in Calabria, come le fonti del cimitero e i 27 alloggi di edilizia economica e popolare a Polistena, della metà degli anni ’80, costituiscono una evidente adesione alle forme più visibili delle influenze culturali di cui ho parlato.

Quale idea dell’architettura ti è particolarmente cara e ricerchi nelle tue esperienze, nelle elaborazioni progettuali, nella scelta dei riferimenti culturali?

L’immagine della sovrapposizione e della stratificazione non semplicemente materiale, può considerarsi come una idea di architettura che in ogni nuovo progetto sintetizza il grado della conoscenza disciplinare raggiunto. La capacità di realizzare uno spazio capace di superare i condizionamenti funzionali del momento utilizzando un unico materiale potrebbe essere considerato l’ideale che più ci avvicina al fare architettura.  Nelle nostre occasioni di progetto abbiamo rincorso questa idea.  La stazione degli autobus di Mogadouro del 2003, probabilmente é il lavoro che più concretizza questa idea di architettura in cui si scava il materiale per lasciare in vista i pavimenti, le scale e gli spazi da utilizzare. Una operazione di scavo o di trasformazione a partire delle condizioni e dalle specificità di un luogo che ci permettere di scoprire i caratteri e la complessità della composizione architettonica.

Nella pubblicazione “Guia da Arquitectura Moderna – Porto 1925-2002” edito del 2002 facevate il punto sull’evoluzione dell’architettura in Portogallo. Un censimento sulla cultura architettonica portoghese che presentava una serie significativa di progetti emblematici dei principali studi di architettura. Come vedi la situazione dell’architettura in Italia?

La pubblicazione della Guida del 2002 appartiene a un particolare momento di circa dieci anni tra il 1999 e 2011 in cui siamo stati invitati dall’ente fiera dei materiali di costruzione a realizzare una serie di eventi destinati a divulgare l’architettura del nord del Portogallo. Un’occasione eccezionale che ci ha permesso di dare continuità e profondità alle conoscenze dell’architettura moderna e contemporanea dell’area della Grande Porto e a realizzare una serie di opere sperimentali (Casa Contemporanea 2002, Moduli autosufficenti 2003 e Unità domestiche 2004).
Per le relazioni familiari, di amicizia, accademiche e di lavoro, non ho mai smesso di seguire le vicende dell’architettura italiana. Credo che l’architettura italiana possiede una grande vitalità dovuta alle caratteristiche e alle condizioni di una geografica culturale che consente una produzione diversificata legata ai differenti contesti. È difficile esprimere un giudizio mettendo a confronto realtà e identità con storie ed economie distinte. Posso dire che conosco molti architetti, che indipendentemente dalla nazionalità e dalle   difficoltà  del contesto riescono a fare delle architetture eccezionali. La presenza diffusa di giovani e bravi architetti italiani nel mondo, lascia intravedere una grande potenzialità nel recupero di una dimensione culturale dell’architettura italiana.

Il premio In/Arch, in una potente definizione data da Vincenzo Cabianca, mette in risalto l’eccellenza ma altresì denuncia la generalità della situazione del territorio, delle città e dell’edilizia (non una passerella dunque ma una indagine sullo stato dell’architettura). Quali motivazioni (personali e generali) trovi in un percorso teso a sottolineare la necessità della qualità dell’architettura e della progettualità?

Architettura come frammento di utopia realizzata assume per me un significato di ricerca dell’ideale. In tal senso, avere delle occasioni di confronto delle qualità con la divulgazione di risultati della produzione dell’architettura è fondamentale per la possibilità di allargare gli orizzonti della nostra disciplina.
Ho sperimentato personalmente l’importanza della presenza di nostri lavori riconosciuti in concorsi e premi internazionali, come il caso della Piazza N.Green nel piccolo centro di Melicucco (RC) con il premio Piranesi nel 1996 (Slovenia). Il riconoscimento dell’architettura come qualità di un modesto spazio pubblico, in cui si identifica una comunità, ha avuto il significato dell’affermazione della cultura contro una idea di società soggiogata dalle forme più crudeli di criminalità. In generale, credo in tutte le modalità della produzione culturale come momenti di libertà e considero l’Architettura, prescindendo dalle espressioni modaiole, uno degli strumenti fondamentali per la qualità dell’ambiente artificiale.

Hai un’idea di questa qualità che ti è particolarmente cara e che coltivi nelle tue esperienze, nelle elaborazioni progettuali? Quali sono i percorsi proponibili per rendere tale qualità (nelle sue diverse accezioni e declinazioni) centrale nella programmazione del territorio e dell’ambiente?

Ci sono sempre due aspetti che seguiamo nei nostri progetti: il pubblico/collettivo e il privato/individuo. In forme diverse i progetti si confrontano con questa duplice relazione. Il nostro lavoro parte da occasioni: un interno per un amico; degli alloggi economici per persone che non conosciamo; uno spazio pubblico; un concorso; una casa sperimentale, la ristrutturazione di uno spazio esistente per un luogo di lavoro contemporaneo, ecc.
Le immagini dell’abusivismo e del contrasto tra spazio pubblico e spazio privato, hanno rappresentato il paesaggio (Piana di Gioia Tauro anni ’80) sul quale abbiamo cominciato a lavorare. In tali contesti abbiamo costruito la nostra idea di qualità senza limiti in cui la porta di una casa o la porta di una chiesa, dimensionalmente differenti, debbono, nel progetto, mantenere la stessa attenzione e garantire la massima qualità. Basta un gradino di ingresso disegnato di una piccola casa (Casa Marchetta 1990) per segnalare il passaggio dal pubblico al privato ed esprimere il rispetto dell’individuo verso la collettività.

La situazione della pandemia impone una riflessione sul progetto dell’architettura soprattutto nel ripensare gli spazi collettivi. Può avere un senso, in un momento difficile come quello che stiamo vivendo in queste settimane a causa del Coronavirus, promuovere un premio di architettura? 

La tragedie, le guerre e i disastri hanno sempre avuto delle conseguenze sugli spazi collettivi. La storia della città e dell’architettura è testimone dei cambiamenti, delle rivoluzioni e delle tragedie. La pandemia,  ritengo, dovrà essere considerata come un ulteriore episodio che può ritardare e modificare alcuni comportamenti e programmi ma non deve mettere in discussione le idee che stanno alla base di una programmazione culturale come questo tipo di premi.

Il premio si rivolge a tutti gli attori associati alla produzione di una buona opera di architettura o a un efficace processo di rigenerazione urbana (progettista / impresa / committente, cui si può spesso aggiungere una intelligente amministrazione del territorio e della città). Secondo te come è possibile rendere più efficace e motivata la domanda di nuova architettura?

Sono convinto che gli eccessi del consumismo e della falsa democratizzazione gestito dai gruppi detentori del sistema della comunicazione e della produzione ha distorto la richiesta di qualità. Per  rendere più efficace la domanda di architettura propongo:

  • Puntare sulla semplificazione delle procedure nei meccanismi di produzione dei progetti;
  • Incentivare la fase del progetto di idee sostenendone economicamente le spese di produzione;
  • Costruire in ogni territorio istituzionalmente rappresentativo delle Case dell’Architettura;
  • Istituire per legge dello stato l’obbligo della qualità con commissioni permanenti come quelle delle giurie dei premi IN/Arch.

Profilo di Alessandro Melis

Si laurea nel 1977 all’Istituto Universitario Statale di Architettura di Reggio Calabria. Dal 1984 lavora con Fátima Fernandes dando l’avvio allo studio Cannatà & Fernandes arquitectos con sede a Oporto (Portogallo) svolgendo attività di progettazione, di ricerca, di sperimentazione e di divulgazione dell’architettura.

Dal 1997 è docente di progetto nel Corso di  Architettura della ESAP (Escola Superior Artística do Porto), svolgendo l’attività di Direttore del Dipartimento di Architettura. Nel 2013 fonda, all’interno della ESAP insieme ad altri colleghi il LIA (Laboratorio de Investigação em Arquitectura).

Principali riconoscimenti:

  • 1989 Menzione Speciale al “Premio Internazionale di Architettura Andrea Palladio”, Vicenza
  • 1990 Menzione Speciale al Premio dell’Istituto Nazionale di Architettura, Roma
  • 1991 Finalista al “Premio Internazionale di Architettura Andrea Palladio”, Vicenza
  • 1996 Prémio Piranesi conferito dalla Giuria della Slovene Academy of Sciences and Arts per la Piazza “N. Green” di Meliccucco (RC)
  • 2004 Menzione Speciale al Premio Internazionale “Architettura Sostenibile”, Fassa Bortolo e Università di Ferrara
  • 2004 Prémio Arqueologia Industriale, attribuito dal TICCIH (The International Committee for the Conservation of the Industrial), Terni, per la pubblicazione Moderno Escondido
  • 2004 2º Prémio, Residência Singular, attribuito da Conselho Superior de Colégios de Arquitectos de Espanha, per la Casa Intelligente
  • 2005 Menzione, nella categoria “Proposta de Futuro” con il Complesso Residenziale di via Senigallia, attribuito da Conselho Superior de Colégios de Arquitectos de Espanha
  • 2005 Menzione Speciale Premio Internazionale “Architettura Sostenibile”, Fassa Bortolo e Università di Ferrara per la Casa Intelligente – Prototipo di Casa Contemporanea
  • 2008 1º Premio, nel Concurso in due fasi per il Progetto dell’Edifício Multifunzionale della Fondazione di Serralves / Senhora Da Hora – Matosinhos, Portogallo. In colaborazione con SANAA/Kazuyo Sejima & Ryue Nishizawa
  • 2010 Menzione A.PRIZE Exposynergy 2010 MioDino Premia l’Architettura– Premio Internazionale di Architettura
  • 2011 Menzione di Onore Concorso pubblico per il progetto di ampliamento del Museo Serlachius – Finlandia
  • 2012 Medaglia d’argento alla III edizione del Premio“Domus restauro e conservazione” – Fassa Bortolo e Università di Ferrara

All’attività di progettazione unisce l’interesse per la ricerca e la divulgazione della produzione moderna e contemporanea dell’architettura portoghese realizzando eventi espositivi e pubblicando libri e articoli. Tra i libri pubblicati: Moderno Escondido (1997); Construir no Tempo (1999); A tecnologia na Arquitectura Contemporanea (2000); Arquitectura Portuguesa Contemporanea (2001); Formas Urbanas (2002); Guia da Arquitectura Moderna de Porto (2002); Formas di Habitar (2003); Territórios Reabilitados (2010). Le opere realizzate sono state oggetto di mostre, pubblicazioni monografiche e riportate in riviste e libri di architettura.