Kafka, il coronavirus e l’architettura nel Paese del “combinato disposto”

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Kafka, il coronavirus e l’architettura nel Paese del “combinato disposto”

Prima o poi riusciremo a sconfiggere il coronavirus, seppur pagando un prezzo altissimo. Lo confermano gli uomini di scienza, anche se non riusciamo ancora a stabilire un tempo certo per la soluzione della crisi sanitaria.

Ma esiste un altro virus che in Italia rischiamo di non sconfiggere mai, neanche quando dovremo affrontare il difficilissimo periodo della “ricostruzione” post-crisi. È un virus che assilla il nostro Paese da un tempo ben più lungo del coronavirus. Un virus che ci ha paralizzato e ci paralizza, che negli ultimi 18 anni ha fatto “crescere” il PIL del Paese dello 0,2 l’anno: il dato peggiore tra tutti i paesi industrializzati.

Un virus che tiene in vita centinaia di piccoli e grandi poteri paralizzanti. Un virus che può rendere sterile qualsiasi tentativo di ripartire dopo questa pandemia. Un virus, infine, che imprigiona e può continuare ad imprigionare la possibilità di produrre architettura e trasformazioni fisiche di qualità dei nostri territori e dei nostri ambienti di vita.

È il virus della burocrazia e dell’ipertrofia legislativa che gode ancora di ottima salute riuscendo persino a infiltrarsi nelle procedure d’urgenza di questi giorni.

Una malattia che va affrontata ora, senza perder altro tempo se non vogliamo spegnere sul nascere ogni possibile reazione alla catastrofe che stiamo vivendo.


Leggi l’articolo completo di Francesco Orofino, Segretario generale Inarch