8° incontro del ciclo Ritratti

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8° incontro del ciclo Ritratti

Zanuso | Vittoria – Stabilimenti Olivetti, Scarmagno 

21 febbraio ore 17.30
Torino, Castello del Valentino – Aula 1V – Viale Mattioli 39

Moderatore: Luca Gibello – il Giornale dell’Architettura
Relatori: Elena Dellapiana – PoliTO e Emanuele Piccardo – archtetto


Marco Zanuso ed Eduardo Vittoria, 1962-1971, Scarmagno (TO) 

Alla fine di giugno del 1962 l’urbanista Giovanni Astengo consegna l’indagine urbanistica e il progetto di sistema territoriale in merito al progetto di ampliamento della nuova ICO Olivetti nel comune di Scarmagno che vedrà protagonisti due grandi architetti Marco Zanuso ed Eduardo Vittoria.

L’espansione della fabbrica necessitava di nuovi e ampi spazi che oramai Ivrea non era più in grado di garantire, di qui la ricerca di altri luoghi del Canavese, come a San Bernardo dove trovarono collocazione il Fabbricato Falegnameria (1953), opera di Nello Renacco, e le Officine Meccaniche Olivetti (1955) opera di Eduardo Vittoria e appunto Scarmagno atto ad ospitare sia le produzioni metalmeccaniche sia le attrezzature per l’ufficio.

Prerogativa della Olivetti era lo studio delle aree dove insediare i propri stabilimenti con una precisa regia di pianificazione urbanistica accompagnata da una adeguata progettazione qualificata commissionata ai migliori e più sperimentali architetti italiani del Novecento. […] Lo stabilimento Olivetti di Scarmagno nasce in un contesto culturale dove l’uso della tecnologia costruttiva in acciaio e cemento prefabbricato consente nuove e poco esplorate soluzioni progettuali che purtroppo in Italia si esauriscono solo negli edifici industriali, senza toccare i moduli abitativi ancorati al binomio muro portante-mattoni.

 

Committenza: Società Olivetti
Utilizzo: Stabilimento Olivetti
Progettisti: Marco Zanuso, Eduardo Vittoria, Roberto Guiducci e Antonio Migliasso
Cronologia: 1961 -1971
Indirizzo: Via Montalenghe 19, Scarmagno (TO)

 

Per maggiori informazioni: RITRATTI: Zanuso | Vittoria – STABILIMENTI OLIVETTI, SCARMAGNO

Iscriviti su Eventbrite per partecipare all’evento

Incontro pubblico in presenza.

Ingresso gratuito per il pubblico e i soci IN/Arch. Gli architetti che non sono iscritti ad IN/Arch e che desiderano i crediti dovranno pagare €6 per i diritti di segreteria.
L’incontro da diritto a 2 Crediti Formativi professionali per gli architetti di tutta Italia. Approvazione del CNAPPC 919/2021.


RITRATTI
Architetti e architetture del secondo Novecento a Torino e in Piemonte

Con questo ciclo di incontri IN/Arch Piemonte si propone di contribuire alla conoscenza di opere di architettura del secondo novecento, opere meno note, spesso ai margini della storiografia ufficiale, ma che nascondono contributi preziosi per ricostruire la storia dei luoghi insieme alle intenzioni, ai linguaggi e alle tecniche dell’architettura; opere spesso sospese nell’oblio o quantomeno sradicate dal contesto storico a cui andrebbero ricondotte. Si tratta di edifici che spesso rischiano di essere snaturati, demoliti, sacrificati sull’altare del mercato immobiliare o dell’aggiornamento funzionale e tecnologico. Eppure nei decenni che vanno dalla ricostruzione al “boom economico”, una generazione di architetti formatasi durante il regime o a cavallo della guerra, si esprime con opere molto significative, talvolta riconducibili ad un dibattito internazionale. Sono gli anni della maturità dei grandi maestri del Movimento Moderno, ma anche dei primi segnali della crisi dei dogmi della modernità.

A Torino e in Piemonte alcuni architetti si esprimono interesse per le tradizioni spesso negate, con una nuova attenzione ai contesti locali, dove la modernità dialoga con le matrici insediative, dove si intrecciano logiche economiche, tecniche, politiche e nuove idee dell’abitare. Altri si impegnano sui temi dell’edilizia sociale, dei servizi e dei luoghi del lavoro, le cui carenze assumono rilievo drammatico nel corso dei rapidi processi di inurbamento e industrializzazione. Altri ancora, rivelano un’attenzione al design che porterà l’Italia ad essere nota nel mondo per la qualità della sua ricerca nel campo del prodotto industriale.

Le opere di questo periodo, pur nella loro precaria frammentarietà all’interno di un paesaggio urbano oggi radicalmente trasformato, sono testimonianza della energie e delle idee che hanno animato l’architettura del secondo dopoguerra, più impegnata sul piano della responsabilità tecnica, intellettuale e sociale del mestiere, del rapporto con l’impresa e con la committenza, che al consolidamento di una dottrina accademica. Architetture talvolta sviluppate dentro un processo di aggiornamento della formazione professionale e di sviluppo tecnologico della produzione edilizia, ma anche di forti spinte speculative che coinvolgono le città e i territori, con diffusi esiti di degrado del paesaggio e dello spazio pubblico. Per queste ragioni, quella stagione è stata, nel suo scenario complessivo, spesso giudicata sfavorevolmente. Anche gli strumenti della tutela, con il passaggio da 50 a 70 anni della soglia per il vincolo dei beni di proprietà pubblica, sembra aver confermato questa damnatio memoriae.

 

Programma del ciclo d’incontri Ritratti. Architetti e architetture del secondo Novecento a Torino e in Piemonte