2° incontro del ciclo Ritratti

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2° incontro del ciclo Ritratti

Ignazio Gardella – Case Borsalino (1952) – Alessandria

27 settembre ore 17.30
Torino, Urban Lab, Piazza Palazzo di città 8/F

Moderatore: Guido Montanari, docente PoliTO
Relatori: Sergio Boidi, docente PoliMI | Stefano Andrea Poli, docente PoliMI


Ignazio Gardella
Architetto, ingegnere e designer, Ignazio Gardella è una delle figure più importanti dell’architettura italiana del XX secolo.


Case Borsalino
Situate in un’area subito fuori del centro di Alessandria, le Case Borsalino ad opera di Ignazio Gardella, realizzate dal cappellificio Borsalino per i propri dipendenti, costituiscono uno degli esempi più riusciti di sperimentazione sul tema della “casa alta”. Derogando alle norme fissate dal regolamento edilizio fu realizzato un edifico di otto piani, spezzato in tre parti, tra loro leggermente disassate.

Grazie al rigore compositivo del linguaggio architettonico, al controllo del dettaglio e alla grande forza del disegno complessivo, che prevale sempre sugli aspetti più comunemente “edilizi” della costruzione, queste case costituiscono uno dei più celebri esempi di architettura residenziale del secondo dopoguerra.

Committenza: Cappellificio Borsalino
Progettista: Ignazio Gardella
Cronologia: 1947 – 1952
Indirizzo: Alessandria, Corso Teresio Borsalino, 17

Per maggiori informazioni: RITRATTI_02: IGNAZIO GARDELLA-CASE BORSALINO – INARCH Piemonte

Partecipa all’evento: Ignazio Gardella – Case Borsalino – Alessandria Biglietti, Lun, 27 set 2021 alle 17:30 | Eventbrite

 


RITRATTI
Architetti e architetture del secondo Novecento a Torino e in Piemonte

Con questo ciclo di incontri IN/Arch Piemonte si propone di contribuire alla conoscenza di opere di architettura del secondo novecento, opere meno note, spesso ai margini della storiografia ufficiale, ma che nascondono contributi preziosi per ricostruire la storia dei luoghi insieme alle intenzioni, ai linguaggi e alle tecniche dell’architettura; opere spesso sospese nell’oblio o quantomeno sradicate dal contesto storico a cui andrebbero ricondotte. Si tratta di edifici che spesso rischiano di essere snaturati, demoliti, sacrificati sull’altare del mercato immobiliare o dell’aggiornamento funzionale e tecnologico. Eppure nei decenni che vanno dalla ricostruzione al “boom economico”, una generazione di architetti formatasi durante il regime o a cavallo della guerra, si esprime con opere molto significative, talvolta riconducibili ad un dibattito internazionale. Sono gli anni della maturità dei grandi maestri del Movimento Moderno, ma anche dei primi segnali della crisi dei dogmi della modernità.

A Torino e in Piemonte alcuni architetti si esprimono interesse per le tradizioni spesso negate, con una nuova attenzione ai contesti locali, dove la modernità dialoga con le matrici insediative, dove si intrecciano logiche economiche, tecniche, politiche e nuove idee dell’abitare. Altri si impegnano sui temi dell’edilizia sociale, dei servizi e dei luoghi del lavoro, le cui carenze assumono rilievo drammatico nel corso dei rapidi processi di inurbamento e industrializzazione. Altri ancora, rivelano un’attenzione al design che porterà l’Italia ad essere nota nel mondo per la qualità della sua ricerca nel campo del prodotto industriale.

Le opere di questo periodo, pur nella loro precaria frammentarietà all’interno di un paesaggio urbano oggi radicalmente trasformato, sono testimonianza della energie e delle idee che hanno animato l’architettura del secondo dopoguerra, più impegnata sul piano della responsabilità tecnica, intellettuale e sociale del mestiere, del rapporto con l’impresa e con la committenza, che al consolidamento di una dottrina accademica. Architetture talvolta sviluppate dentro un processo di aggiornamento della formazione professionale e di sviluppo tecnologico della produzione edilizia, ma anche di forti spinte speculative che coinvolgono le città e i territori, con diffusi esiti di degrado del paesaggio e dello spazio pubblico. Per queste ragioni, quella stagione è stata, nel suo scenario complessivo, spesso giudicata sfavorevolmente. Anche gli strumenti della tutela, con il passaggio da 50 a 70 anni della soglia per il vincolo dei beni di proprietà pubblica, sembra aver confermato questa damnatio memoriae.

 

Programma del ciclo d’incontri Ritratti. Architetti e architetture del secondo Novecento a Torino e in Piemonte