Laboratorio Progettuale
P2P (peer to peer) ENERGY
un mondo sommerso di energia


1. Scenario
“Lʼaumento continuo del calore dellʼatmosfera aveva incominciato a sciogliere le calotte polari. Le distese di ghiaccio dellʼAntartico si erano dapprima spezzate e quindi disciolte; (...) Il Mediterraneo si era contratto in un sistema di laghi interni, le Isole Britanniche si erano ricongiunte alla Francia settentrionale. Negli Stati Uniti, il Middle West, colmato dal Mississippi che erodeva le Montagne Rocciose, si era trasformato in un enorme golfo che si affacciava sulla Baia di Hudson, mentre il Mar dei Caraibi si era trasformato in un deserto di sale. LʼEuropa era diventata un insieme di gigantesche lagune intorno alle principali città di pianura, inondate dai detriti trascinati verso sud dai fiumi in continua
espansione.”

(James Graham Ballard, Il mondo sommerso, 1962)

Nel 2050 il corpo umano e le alghe si rivelano lʼultima risorsa inesplorata e, come campi di energia, definiscono lʼunità minima dellʼarchitettura attraverso un nuovo innesto di artificio e natura.
Lʼarchitettura genera unʼinterferenza continua tra questi due mondi: quello complesso ed evoluto dellʼuomo, quello semplice e primordiale delle alghe. Sole e fotosintesi, cibo e metabolismo incrociano le loro linee delineando nuove frontiere.
La pelle degli edifici ospita nel suo spazio interno il ciclo di vita di una colonia di alghe che è alimentata e tenuta in vita dagli stessi abitanti.
Ogni impulso è legato ad un movimento capace di generare energia direttamente dal corpo umano in forme diverse (camminare, sedersi, salire le scale, attraversare una porta). Un computer registra gli input misurando la loro energia potenziale e invia il segnale ai dispenser che alimentano il ciclo delle alghe (CO2, azoto, fosforo, luce).
Le forme viventi, che abitano le pareti vetrate delle case, oltre a donare energia, alimentano nuove forme di affezione al mondo.

2. Obiettivi
Il workshop propone lʼesplorazione di questi scenari attraverso la progettazione di edifici sensibili.
A partire da alcune strutture che verranno assegnate dalla docenza si dovranno progettare soluzioni capaci di ridefinire lʼinvolucro edilizio immaginando nuove relazione tra gli spazi interni e lʼambiente esterno innescate da nuove forme di abitare.
Il Laboratorio esplorerà la sezione come generatrice del progetto e come strumento di connessione tra il piano digitale e quello fisico. Si sperimenterà il passaggio continuo dal disegno al modello e dal modello al disegno o alla rappresentazione video o fotografica.
La relazione tra strumenti analogici e strumenti digitali costituisce uno degli obiettivi del laboratorio per sperimentare sul campo il grado di precisione necessario alla progettazione architettonica.
Il Laboratorio sarà strutturato da tre momenti:

  • Progetto di unʼarchitettura a partire da due sezioni assegnate. Sviluppo del progetto attraverso traslazioni e proiezioni tridimensionali (utilizzo di programmi di modellazione 3D e di modelli fisici).
  • Definizione dellʼinvolucro sensibile come pelle tridimensionale abitata dal mondo vegetale (alghe) in diretta relazione con la vita degli abitanti.
  • Collocazione dellʼedificio progettato in alcune aree di Roma indicate dalla docenza. Elaborazione degli aggiustamenti e adattamenti necessari in relazione alla sua posizione.

3. Bibliografia di riferimento

  • M. Lupano, L. Emanueli, M. Navarra, Lo-Fi – Architecture as curatorial practice, Marsilio, Venezia 2010.
  • R. Koolhaas, Junkspace. Per un ripensamento radicale dello spazio urbano, Quodlibet, Macerata 1999.
  • N. Bourriaud, Postproduction. Come lʼarte riprogramma il mondo, POSTMEDIA, Milano 2004.
  • N. Bourriaud, Estetica relazionale, POSTMEDIA, Milano 2010.
  • J. Till , Architecture depends, The MIT Press, Cambridge 2009.

Marco Navarra_NOWA
(NavarraOfficeWalkingArchitecture)

www.studionowa.com

Insegna nella facoltà di architettura di Siracusa.
Nel 2000 fonda lo studio NOWA che lavora su un’idea di architettura estrema praticata nel suo grado zero.
Nel 2002 pubblica il libro “IN WALKABOUT CITY. Il paesaggio riscritto. Un parco lineare tra Caltagirone e Piazza Armerina.”
Nel 2003 il Parco Lineare è finalista al Mies van der Rohe Award e vince la Medaglia d’oro all’opera prima per l’architettura italiana della Triennale di Milano.
Nel 2004 espone alla IX Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.
Nel 2006 partecipa al seminario internazionale “Learning from cities” della X Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia con la ricerca REPAIRING CITIES. Nel 2006 è finalista con il giardino-arena all’EUROPEAN PRIZE FOR URBAN PUBLIC SPACE a Barcellona e vincitore del Premio Gubbio 2006 dell’ANCSA.
Nel 2008 è invitato nel Padiglione Italiano della XI Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia ed è tra i 30 finalisti del BSI Swiss Architectural Award.
Nel 2010 espone nel Padiglione Italiano della della Biennale di Venezia e per la Fondazione Claudio Buziol di Venezia cura con Luca Emanueli e Mario Lupano la Mostra e il libro “Lo-fi architecture. Architecture as curatorial practice”.



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