SENZA ARCHITETTO È TUTTO PIÚ SEMPLICE. Riflessione sul DDL Brunetta

Aspettavamo con ansia - e con qualche preoccupazione - il Decreto del Governo sulla semplificazione delle procedure edilizie annunciato nella primavera scorsa come il secondo pilastro del Piano Casa.
Di quel decreto era circolata qualche bozza di testo non molto rassicurante.

In molti ci siamo chiesti in questi mesi che fine avesse fatto questo provvedimento.

Pochi giorni fa l'ANCE ha ribadito l'insufficienza dei provvedimenti regionali per ridare slancio all'edilizia e ha chiesto di approvare rapidamente le modifiche al Testo Unico.

Il Vice Presidente della Camera, Maurizio Lupi, ha offerto ampie garanzie dichiarando, proprio nel corso di un convegno organizzato dai costruttori: "la semplificazione delle procedure del piano casa è un'emergenza nazionale".

Ma, cogliendo tutti di sorpresa, il Governo, per ora, non ha approvato quel Decreto ma ha stralciato alcuni suoi contenuti e li ha inseriti in un DDL omnibus intitolato Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica amministrazione con cittadini e imprese e delega al Governo per l'emanazione della carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche presentato dai ministri  Brunetta e Calderoni.
Un DDL approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il 12 novembre scorso.

Se leggiamo l'articolo 7 del provvedimento ci accorgiamo che viene modificato il DPR 380/01. Vengono ridefinite le attività edilizie libere, non soggette, cioè, neanche a D.I.A.
In particolare la novità è rappresentata dalla opere di manutenzione straordinaria per le quali non è più richiesto alcun titolo abilitativo a patto che "non riguardino le parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incrementi degli standard urbanistici".

Il DDL si preoccupa, tuttavia, di rendere obbligatoria, per chi si accinge a ristrutturare la casa o l'ufficio, la comunicazione ? anche per via telematica ? dell'impresa a cui si intende affidare i lavori.
In questa nuova dinamica semplificata la figura del tecnico progettista è del tutto scomparsa, non deve essere comunicata perché se ne può tranquillamente fare a meno.

Chiariamo subito che siamo i primi sostenitori della necessità di inserire forme di forte semplificazione e accelerazione delle procedure edilizie che, nel nostro paese, sono imprigionate nelle sabbie mobili di un sistema normativo farraginoso, inutilmente complicato, contraddittorio, che trasforma spesso l'iter autorizzativo in una odissea senza fine.
Ben vengano dunque tutti i provvedimenti che aiutano a sbrogliare questa matassa.
Santo subito il ministro Brunetta per aver inserito all'articolo 14 del DDL la delega al Governo per adottare norme che obblighino le amministrazioni pubbliche ad accettare domande, dichiarazioni, comunicazione, elaborati tecnici in modalità telematica ed ad inoltrare tutta la documentazione necessaria ad altre amministrazioni sempre per via telematica. L'Ordine degli Architetti di Roma si batte da anni per questi obiettivi, ha anticipato i tempi con il progetto della scrivania virtuale, ha siglato accordi con singole amministrazioni pubbliche per rendere operativi i sistemi di firma digitale, di posta certificata, di inoltro telematico delle pratiche edilizie e di controllo telematico degli iter burocratico-autorizzativi.

Ma ciò detto, siamo sicuri che aver reso del tutto inutile la figura del tecnico progettista negli interventi di manutenzione straordinaria sia la panacea di tutti i mali?
Quale sarà il soggetto in grado di verificare e certificare che una manutenzione straordinaria non incide su parti strutturali dell'edificio? A chi è affidato il controllo del rispetto - considerato comunque obbligatorio dall'articolo 7 del DDL - di normative antisismiche, di sicurezza, igienico-sanitarie, di efficienza energetica, delle prescrizione del Codice dei Beni Culturali?
Da quanto si coglie dalla lettura della proposta di legge, per il Governo tutto ciò è assicurato dalla semplice accoppiata committente-impresa. All'Amministrazione Pubblica servono questi due soggetti, il resto è esornativo.
La vera semplificazione per cittadini e imprese nei rapporti con le amministrazioni consiste, in questo caso, nell'eliminazione della figura del tecnico abilitato.
Butterò giù muri "non portanti" - o presunti tali - aprirò varchi, realizzerò, trasformerò, sposterò impianti tecnologici ecc. in assoluta autonomia. Non posso certo improvvisarmi muratore, idraulico, elettricista perché ho l'obbligo di comunicare il nome di un'impresa esecutrice.
Posso improvvisarmi progettista, esperto di strutture, impianti o normative urbanistiche.
In fondo - per il legislatore - opere di questo tipo sono equiparabili tranquillamente ad una pavimentazione di spazi esterni  o alla posa in opera di elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici.

Significativo è un brano dell'articolo apparso sul SOLE24ORE domenica 15 novembre che recita: "la presenza di un tecnico abilitato e di un progetto per le opere di minore importanza non è indispensabile, mentre, solo per le manutenzioni straordinarie o assimilate, quali la realizzazione di nuovi bagni, è necessario indicare l'impresa esecutrice".

A cosa mai servirà l'inutile "relazione a firma di un progettista abilitato", gli "opportuni elaborati progettuali", le asseverazioni della "conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici adottati o approvati ed ai regolamenti edilizi vigenti, nonché il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie" ?  

Come non capire che è molto più importante (sic) la presenza del tecnico abilitato se divido un appartamento in due unità immobiliari distinte, procedimento per cui il legislatore si preoccupa di rendere obbligatoria la DIA con tutte le procedure conseguenti.

In fondo nel nostro paese non è mai successo che crollasse un palazzo in conseguenza di una manutenzione straordinaria disinvolta.
O no?


Francesco Orofino
Consigliere Ordine Architetti Roma

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8 Risposta(e) a "SENZA ARCHITETTO È TUTTO PIÚ SEMPLICE. Riflessione sul DDL Brunetta"

1
Massimo Pica Ciamarra
24 Novembre 2009

Attualmente i titoli abilitativi non sono sufficienti. Laurea ed esame di Stato garantiscono solo formalmente dell'effettiva capacita' di svolgere una prestazione professionale. Non scandalizza quindi un DDL che -per operazioni di tipo semplice- non obblighi ad avvalersi di un professionista abilitato. In Francia non occorre l'architetto (peraltro unico professionista abilitato a progettare edifici) non solo per ristrutturare, ma anche per progettare opere di modesta dimensione. I progetti di architettura sono sempre piu' complessi, richiedono compresenze di competenze specifiche: il nostro apparato normativo - per troppi aspetti disastroso - ha positivamente riportato il progetto ad azione unitaria, cioe' ormai non ne distingue piu' le diverse parti. Impropriamente pero' consente che le sue diverse fasi siano svolte da progettisti diversi: non prevede un "responsabile unico del progetto". Questo produce enormi negative ricadute. Non vedo utili azioni a difesa del ruolo degli architetti. Auspico invece azioni tese a riconoscere come essenziale l'unita' del progetto nelle sue diverse fasi perch? cio' risponde all'interesse della collettivita' che forma e trasforma il proprio habitat attraverso prodotti che non ammettano piu' deresponsabilizzazioni circa la loro qualita' finale. Vedo anche utili azioni tese a distinguere con chiarezza il ruolo di chi programma, di chi progetta, di chi realizza e di chi controlla. Dalla confusione di ruoli che oggi si verifica derivano ad altre negative sulla qualita' del costruire. Occorre unire le forze per sensibilizzare chi legifera a modificare l'attuale sistema normativo a difesa della qualita' diffusa; per sollecitare le Universita' alla revisione dei processi formativi; per rafforzare gli Ordini professionali impegnati in azioni di modernizzazione ed aggregazione professionale adatte alle tematiche attuali.
2
Massimo Locci
24 Novembre 2009

Sarei pienamente d'accordo con Massimo Pica Ciamarra se non ci fossero 140.000 architetti e 180.000 ingegneri che si occupano prevalentemente di piccoli lavori, di procedure e pratiche tecnico-amministrative e che sono le figure deboli del sistema. La necessita' di un'autorizzazione e di una DIA li rafforza rispetto ai comuni utenti che spesso non vogliono riconoscere il ruolo del progettista e le sue competenze tecniche. L'eliminazione della DIA aumentera' la responsabilita' dei tecnici e delle imprese e, probabilmente, la tendenza a forzare la norma, a realizzare opere abusive. Per 1.000 che realmente si occupano di architettura, le considerazioni di Massimo Pica Ciamarra sulla complessita', sulla semplificazione delle normative e sulla figura del responsabile unico del progetto, sono ineccepibili. Se per un verso, dunque, come IN/ARCH dobbiamo sostenere le politiche che consentono la realizzazione della qualita' architettonica e che il ddl Brunetta sembra non affrontare, non dobbiamo dimenticare che fanno parte del nostro Istituto anche gli Ordini professionali e le Imprese che, viceversa, sono interessati a chiarire in che modo si modificheranno le procedure
3
Massimo Pica Ciamarra
24 Novembre 2009

Condivido le sagge considerazioni di Massimo Locci e la necessita' di avere chiarezza sulle procedure che oggi si propongono. Credo comunque che anche per le pratiche piu' semplici sia nell'interesse di tutti puntare ad un ruolo riconosciuto del professionista per l'intero iter.
4
Francesco Orofino
24 Novembre 2009

caro Massimo, ho letto con interesse la tua riflessione. Ma vorrei aggiungere qualche ulteriore considerazione a sostegno delle mie tesi. Premesso che ho dei dubbi sull'interpretazione della legge francese 77-2/1977 in quanto "l'amenagement et l'equipement des espaces interieurs des constructions" non e' esattamente la stessa cosa della manutenzione straordinaria cosi' come definita dalla legislazione italiana. Premesso - in modo anche troppo ovvio - che in fatto di cultura edilizia (per non dire architettonica) l'Italia non e' la Francia, ci tengo a chiarire che la mia non e' in nessun modo una battaglia di difesa corporativa degli architetti. Il problema non e' riducibile a quanto lavoro in meno ci sara' per gli architetti o alla rinuncia dei 1500 euro per una DIA. Il problema non e' neanche la difesa a oltranza della DIA. Non chiediamo che venga garantito un obolo per l'architetto. Le mie obiezioni al DDL Brunetta partono dall'intento di tutelare un interesse pubblico, di salvaguardare la collettivita' dai rischi legati ad un edilizia che sceglie di fare a meno delle competenze del progettista e del direttore dei lavori. Io parto dal presupposto che quando si interviene con trasformazioni importanti del patrimonio edilizio (e oggi la manutenzione straordinaria consente trasformazioni consistenti su una patrimonio che per oltre il 50 per cento ha piu' di 70 anni di vita) occorre qualita', occorrono garanzie di sicurezza, occorrono competenze specifiche per salvaguardare i cittadini. Non mi rassegno all'idea che tali garanzie le possa offrire esclusivamente il binomio committente-impresa, all'idea che il progetto, anche nel caso della "semplice" ristrutturazione di un alloggio, sia solo un fastidioso inconveniente burocratico. Non vogliamo fare i "timbra moduli". Vogliamo produrre meno "carta" e piu' progetti e vogliamo che in questo paese si ritorni a dare dignita' al progetto, sotto tutti i punti di vista. Cio' premesso non so tu, caro Massimo, ma io, se passasse il DDL Brunetta e domani sentissi che nell'appartamento sotto casa mia qualcuno sta facendo lavori di manutenzione straordinaria, sarei un po' piu' preoccupato. Francesco
5
Massimo Bilo'
25 Novembre 2009

Brunetta dei miei incubi da terza eta'. Ogni notte mi appare Brunetta che, dopo aver dimezzato le mie competenze professionali, detta il seguente: Art. unico "Negli ambulatori ospedalieri non e' piu' richiesta la prestazione di un infermiere diplomato per le iniezioni endovena, l'applicazione di flebo, la medicazione di ferite derivanti da interventi chirurgici, l'utilizzazione di apparecchiature per lastre, TAC, RM, i primi interventi di pronto soccorso in ambulanza, la respirazione assistita, ecc. L'ambulatorio e' tuttavia tenuto a comunicare, anche per via telematica, il nome della ditta che ha fornito i medicinali o le apparecchiature nonche' le generalita' dell'autista."
6
Antonio Marco Alcaro
27 Novembre 2009

La legge stabilisce che l?architetto non serve pi? a niente Il Consiglio dei Ministri ha recentemente approvato il Disegno di Legge - collegato alla finanziaria - in materia di semplificazione dei rapporti tra Pubblica Amministrazione e cittadini, ora finalmente la politica ha ribadito con chiarezza quello che gi? avevamo cominciato a capire con il codice degli Appalti: ? IL PROGETTISTA IN ITALIA NON SERVE PIU? A NIENTE ?. A questo punto abbiamo il dovere, noi architetti, di far sentire la nostra voce, inondiamo di mail il Ministro Brunetta r.brunetta@governo.it L?art. 7 del DDL sostituisce l?art. 6 del Testo Unico dell?edilizia n.380 del 6/06/2001, l?argomento ? l?attivit? edilizia libera, in pratica si liberalizzano gli interventi di manutenzione straordinaria. Per intenderci, d?ora in poi, il proprietario di un appartamento pu? eseguire lavori interni di qualsiasi tipo senza rivolgersi ad un tecnico e senza fare alcuna comunicazione all?Amministrazione. La cosa che pi? sorprende ? che il comma b stabilisce che gli interventi sono liberi sempre che non riguardino le parti strutturali dell?edificio, mi sembra che non faccia una piega, dato che tutti i proprietari di immobili sono laureati in scienza delle costruzioni e quindi sanno benissimo se l?intervento riguarda le parti strutturali dell?edificio. Ricordo che il ?grande? prof. Michetti diceva: ?ci sono edifici nel centro storico di Roma che stanno in piedi grazie alla carta da parati?, mi sembra evidente che le problematiche di ogni edificio siano complesse e non sempre ? cos? facile stabilire la pericolosit? di un qualsiasi intervento, anche lo spostamento di un tramezzo. Il crollo di via Jacobini a Roma qualcosa dovrebbe averci insegnato, da li ? nato il fascicolo del fabbricato che aveva un importanza fondamentale soprattutto nel conoscere e monitorare qualsiasi intervento di modifica di un edificio, si sa la fine che ha fatto l?istituzione del fascicolo, ora si vuole andare oltre liberalizzare senza alcun controllo da parte di un Amministrazione eliminando la figura del progettista e direttore dei lavori. Credo che tutto ci? sia di una gravit? inaudita, e badate bene qui non si tratta di una difesa corporativa della nostra categoria, ma di un problema di sicurezza di noi tutti. Il ministro Brunetta dove abita ? se per caso abitasse in un palazzo dove l?inquilino del piano di sotto facesse dei lavori di manutenzione straordinaria eliminando una parte strutturale, sarebbe contento il ministro di precipitare nel vuoto ? Chiediamo alla politica di essere seri, ma si pu? essere seri scrivendo una legge in cui si dice che: ?l?attivit? edilizia ? libera salvo pi? restrittive disposizioni previste dalla disiplina regionale e comunque nell?osservanza delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell?attivit? edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico sanitarie, di quelle relative all?efficienza energetica nonch? delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 e successive modifiche?. Ma chi pu? stabilire se tutti i requisiti di cui sopra sono rispettati se non il professionista e allora perch? bisogna comunicare il nome dell?impresa e non quella del tecnico ? Proviamo a farci rispondere dal Ministro, per queste ragioni abbiamo scritto a Brunetta come del resto ha gi? fatto l?Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, (vedi link), a proposito ma in tutto ci? cosa fa il Consiglio Nazionale degli Architetti ? forse dorme ? Pertanto invitiamo tutti a scrivere al Ministro Brunetta, facciamo sentire la nostra voce: r.brunetta@governo.it oppure su facebook lettera aperta al Ministro Brunetta Prof. Renato Brunetta Ministero per la Pubblica Amministrazione e l?Innovazione Palazzo Vidoni Corso V.Emanuele II 00186 Roma Gentile Ministro, Siamo seriamente preoccupati dall?art. 7 del DDL in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese ?, si sostituisce l?art. 6 del Testo Unico dell?edilizia n.380 del 6/06/2001, l?argomento ? l?attivit? edilizia libera, in pratica si liberalizzano gli interventi di manutenzione straordinaria. Siamo i primi ad affermare che bisogna combattere la burocrazia nella Pubblica Amministrazione, ma la strada giusta non ? certamente quella di eliminare la certificazione del tecnico. La cosa che pi? sorprende ? che il comma b stabilisce che gli interventi sono liberi, sempre che non riguardino le parti strutturali dell?edificio, ma il governo ritiene che tutti i proprietari di immobili siano in grado di stabilire se l?intervento riguarda le parti strutturali dell?edificio o meno ? Le ricordo che il noto prof. Michetti, (uno dei pi? grandi strutturisti italiani), diceva: ?ci sono edifici nel centro storico di Roma che stanno in piedi grazie alla carta da parati?, mi sembra evidente che le problematiche di ogni edificio siano complesse e non sempre ? cos? facile stabilire la pericolosit? di un qualsiasi intervento, anche lo spostamento di un tramezzo. Il crollo di via Vigna Jacobini a Roma nel 1998 caus? la morte di 27 persone, qualcosa dovrebbe averci insegnato, da li ? nato il fascicolo del fabbricato, che aveva un importanza fondamentale soprattutto nel conoscere e monitorare qualsiasi intervento di modifica di un edificio, ma la politica ha deciso che non serviva, i cittadini bisognerebbe tutelarli da vivi non piangerli da morti. Ora si vuole andare oltre, liberalizzare senza alcun controllo da parte di un Amministrazione eliminando la figura del progettista e direttore dei lavori. Credo che tutto ci? sia di una gravit? inaudita, e Le ricordo che non vogliamo fare una difesa corporativa della nostra categoria, ma esprimiamo la nostra reale preoccupazione per difendere la sicurezza di noi tutti. Chiediamo alla politica di essere seri, ma si pu? essere seri scrivendo una legge in cui si dice che:?l?attivit? edilizia ? libera salvo pi? restrittive disposizioni previste dalla disiplina regionale e comunque nell?osservanza delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell?attivit? edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico sanitarie, di quelle relative all?efficienza energetica nonch? delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 e successive modifiche?; chi pu?, secondo Lei, stabilire se tutti i requisiti di cui sopra sono rispettati se non il professionista e allora perch? bisogna comunicare il nome dell?impresa e non quella del tecnico ? Certi della Sua sensibilit? per le problematiche esposte, la ringraziamo per l?attenzione e siamo in attesa di un suo cortese riscontro. Cordiali Saluti amate l?architettura Movimento per l?architettura contemporanea info@amatelarchitettura.com www.amatelarchitettura.com
7
Fabrizio Fortuna
27 Novembre 2009

Cari colleghi, sono un Consigliere dell?Ordine degli Architetti della Provincia di Fermo e condivido la vostra grande preoccupazione. Penso, per?, che sia giunto il momento di far sentire la nostra voce. E' cos? difficile pensare di scendere in Piazza per difendere, badate bene non il nostro carnet, ma il bene comune? Qui siamo di fronte ad un episodio di una gravit? inaudita, dove alla professionalit? di un laureato si sostituisce la responsabilit? (?) del proprietario e dell'impresario. Eppure il sisma dell'Abruzzo ? abbastanza recente. Ricordiamo tutti le urla di scandalo, lanciate anche da chi si occupa di ricevere in salotto veline ed opinionisti, di fronte ad interventi condotti senza il minimo rispetto verso il bene comune. E le alzate di scudi? E passi che siamo in Italia dove piangere una tragedia occupa il poco lasso di tempo che intercorre tra l'evento e la posa della prima tenda. Poi ci si dimentica, o forse si vuol far finta, per comodit?, di dimenticare. D?altronde c?? sempre la possibilit? di donare 1 euro con un semplice sms e la ricostruzione potr? ripartire. Ora si arriva al punto di non ritorno. Si cerca di demandare a proprietario e costruttore la responsabilit? di un intervento di manutenzione. E chi ci garantisce che quell?intervento si limiti a quanto NON denunciato? E sia chiaro che quel ?ci garantisce? ? da intendersi come ?collettivit?. Che la semplificazione dell?iter burocratico sia una necessit? nessuno lo nega ma non si pu? accettare che ci? avvenga a scapito del dis-conoscimento del titolo di Studio di chi, fino a prova contraria, ? l?unico operatore del settore in possesso di requisiti specialistici e di titoli che ne avvallino l?acquisizione di responsabilit?. Noi, architetti, abbiamo il dovere di NON accettare questo Disegno di Legge, abbiamo il dovere, sopratutto noi che siamo stati scelti a rappresentare migliaia di colleghi, di dire che quanto contenuto nel Disegno ? un'autentica porcata. Di quelle che potrebbero, seriamente, recare danni inestimabili a buona parte del patrimonio edilizio esistente, sia esso di media o bassa qualit?. Siamo o no il paese dei Condoni? Qui c'? in gioco il rispetto per la collettivit?, non la difesa di un orticello. La settimana prossima avremo un occasione per parlarne ma credo che sia doveroso che i nostri Consigli si facciano sin da ora promotori di una Conferenza Nazionale che tratti anche di quest?ennesimo atto d?incoscienza.
8
Federico Gigli
11 Gennaio 2010

Ho letto con interesse tutti i testi e condivido drammaticamente le preoccupazioni di Francesco Orofino. da parte mia, sono letteralmente esterrefatto per il modo in cui si sta progressivamente cancellando la nostra professione pezzo per pezzo, oserei dire mattone per mattone! avete notato che nei cartelli di cantiere (obbligatori a quanto mi risulta) anche per opere di notevole importanza sta scomparendo la voce "progettista"?? ci sono responsabili del procediemnto, responsabili per la sicurezza, direttori dei lavori, e chi più ne ha più ne metta! ma sempre più faticosamente si trova chi effettivamente -tra imprese ed enti vari titolati ad autorizzare o vigilare sul lavoro- ha progettato l'opera in costruzione. e ciò non solo per l'architettura! lo ho notato per opere di ingegneria, fogne, e molte altre... insomma la gran parte delle opere che "una volta" si progettavano! evidentemente il nostro ruolo forse vuole essere ridotto a quello di passacarte per poi consentire al primo demagogo "tascabile" di turno di cancellarlo! senza capire che se avessimo più voce in capitolo, forse, un po' di disastri sismici, naturali (o finti tali), ecc. si sarebbero evitati. credo che il momento sia piuttosto grave e le strutture che dovrebbero supportare la nostra professione -ad esempio gli ordini professionali- mi paiono quantomeno un po' timide. a 10 anni dalla scomparsa del grande Bruno Zevi, personalmente ne sento la mancanza non tanto per l'immenso insegnamento che avrebbe potuto ancora dare a tutta la nostra professione, quanto per il sicuro grido di indignazione che avrebbe saputo levare -e soprattutto che avrebbe saputo far sentire!!!- contro questo scempio! mi domando: cosa è successo da novembre ad ora? come possiamo farci sentire?

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